"Cardiologia" di Francesco De Gregori

Ho sempre pensato che ci sono artisti che non hanno bisogno di alcuna presentazione. A volte mi viene persino il dubbio che il solo parlarne sia superfluo, ridondante. E questo non perché non ne valga la pena (ne vale sempre la pena), ma più che altro perché qualsiasi cosa si dica di loro non sarà mai all'altezza della loro bravura e del loro genio. Non ci si può fare nulla. 
Francesco De Gregori è sicuramente uno di questi.
"Cardiologia" non è probabilmente una delle sue canzoni più conosciute, perlomeno tra i suoi fan occasionali, ma di sicuro è una delle sue più belle. Era inclusa nell'album Calypsos, del 2006 e quindi è abbastanza recente: soprattutto tenendo presente che parliamo di un artista che è nel giro musicale italiano da quasi cinquant'anni (il suo esordio discografico, in duo con Antonello Venditti "Theorius campus", risale al 1972).
Ma date a parte, tra le tante canzoni di De Gregori su cui potevo fare un post ho scelto proprio Cardiologia perché, oltre ad essere un capolavoro di musica e testo (come praticamente il novanta per cento delle canzoni di De Gregori) è anche una di quelle canzoni che ti entra nel cuore lentamente, facendosi strada come un coltello caldo nel burro, e ogni volta che la si ascolta ci si accorge di piccoli particolari, intere frasi o semplici parole che solo un poeta con la P maiuscola poteva utilizzare o inserire in una composizione musicale in maniera così esemplare, limpida e pulita. "Cardiologia" è una canzone che parla di tutti noi, di chi è stato innamorato e di chi lo sarà ancora. Parla di questa sensazione strana, che fa muovere il mondo e le persone in movimenti scoordinati, a volte buffi, calpestando cuori o lasciando che gli altri calpestino i nostri.
Nel suo splendore millimetrico e crudele, precisa e ferma come le mani di un chirurgo, "Cardiologia" ti seziona il cuore e l'anima, te li ricuce e infine te le restituisce nuove e un pochino doloranti. 
Perchè in fondo è sempre così che ci si sveglia dopo un'operazione ben riuscita: pieni di acciacchi ma con la consapevolezza di esserne usciti migliori di prima. Ed è questo che fanno tutte le grandi canzoni e i grandi cantautori: ti operano a cuore aperto, ti frugano nell'anima con mani sapienti... 
Insomma, non per voler fare a tutti i costi Capitan Ovvio, ma mai nome fu più azzeccato per una canzone d'autore di "Cardiologia"... trovate la canzone e il testo qui sotto.

 

Che si gioca per vincere
E non si gioca per partecipare
Chi è ferito e non cade
Ma continua ad andare
A sbattersi nel buio
E a farsi vedere
A sanguinare di nascosto
E a pagare da bere
A goccia a goccia
Ma tu guarda il mio cuore mangiato
L'amore ha sempre fame
Non l'avevi notato?
E dice "Sempre" con disinvoltura
Senza paura dice "Mai"
Senza paura mai
Che si veste di bianco
Per scandalizzare
E compra rose a dozzine
E fa curvare i pianeti
E fa piegare le schiene
Che si gioca per vincere
E chi vince è perduto
Con una chiave ed un numero in mano
Tutta la notte a aspettare un saluto
E a pensare "Ti amo"
Chi raccoglie conchiglie
Dopo la mareggiata
E il cielo è ancora scuro
Ma la notte è passata
E macina la sabbia
Dentro i mulini a vento
E che non ha mai fretta
E che non ha mai tempo
E poi l'amore indecente
Che si lascia guardare
L'amore prepotente
Che si deve fare
E gli amori ormai passati
E ancora vivi nella mente
Che dell'amore non si butta niente

Testo e musica: Francesco De Gregori
Cardiologia De Gregori

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